LE COLLEZIONI EX FEDECOMMISSARIE
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Il fedecommesso
Il nome deriva dal latino “fideicommissum” e indica l’istituto giuridico con cui le più antiche e nobili famiglie vincolavano e tutelavano i propri beni per evitarne la dispersione nel passaggio di padre in figlio. Il fedecommesso era un atto allegato al testamento e poneva un vincolo giuridico di inalienabilità e indivisibilità sulla parte del patrimonio costituita dalle opere più prestigiose della collezione d’arte e i beni immobili. All’interno del documento venivano indicati l’elenco dei “beni fidecommissari” e il familiare designato a ereditarli investito dell'obbligo di mantenere intatto quel patrimonio e lasciarlo, ancora integro, in eredità al suo successore. E così, per le generazioni a venire. I beni vincolati dal fedecommesso non solo rappresentavano un patrimonio inalienabile, una memoria familiare da conservare e tramandare, ma soprattutto rispecchiavano il munifico mecenatismo e la passione per le arti.
A partire dal 1631, con la bolla “Romanum decet ponteficem” emessa da papa Urbano VIII, tutti i fedecommessi dovevano essere registrati presso l'Archivio Urbano istituito nel 1625 da suo nipote, il cardinale Francesco Barberini.
Bibliografia di orientamento


